Questo primo articolo non è altro che la trascrizione del primo poster introduttivo della nostra Mostra Visiva su Gundam, lo strumento che utilizziamo in fiera per illustrare lo sviluppo di Gundam come opera e prodotto nel corso degli anni.
Abbiamo deciso di condividere questi testi per dare la possibilità anche a chi non può incontrarci in fiera di godere di informazioni puntuali e corrette riguardo la nostra serie preferita.

Qui tratteremo la nascita della saga e i traguardi salienti che hanno portato alla sua affermazione come pietra miliare dell'animazione giapponese.


Le Origini del Mito

Alla fine degli anni ‘70 un anime sconvolse le coscienze di spettatori e produttori, si trattava de La Corrazzata Spaziale Yamato, una space opera che coniugava azione e riflessione con un accento sulla psicologia dei personaggi e le loro drammatiche vicissitudini.

Alla Nippon Sunrise, che dal 1972 sfornava anime robotici e fantascientifici di successo, questa nuova interpretazione del genere solleticava, e quindi decise di buttarsi in un nuovo progetto che cercasse di trarne profitto.
Per l’occasione radunò attorno a sè alcuni dei suoi indiscussi protagonisti creativi. Forte del successo riscontrato dalla loro ultima serie, il drammatico Zambot 3, la produzione decise di avvalersi del prezioso contributo del regista Yoshiyuki Tomino, del character designer Yoshikazu Yasuhiko e dello sceneggiatore Hiroyuki Hoshiyama, che già aveva collaborato con Tomino e Yasuhiko per Daitarn 3.
A questo primo nucleo fu affiancato l’operato dello Studio Nue, che aveva già curato il setting fantascientifico proprio di Yamato, con il compito di occuparsi anche del mecha design della serie.

In questa prima fase di pianificazione, si optava per una space opera toccante con dei bambini come protagonisti in viaggio su un’astronave e della loro sopravvivenza nello spazio come tema; fu Shichiro Komatsu, allora presidente della Clover, ditta di giocattoli che si era garantita la sponsorizzazione del soggetto già forte del successo riscosso da Zambot e Daitarn, a spingere per l’inserimento di un robot che proteggesse i protagonisti.
Da un suggerimento di Haruka Takachiyo, membro dello Studio Nue, si pensò di sostituire il classico robottone con il concept dei “Powered Suit” che apparivano nel romanzo Fanteria dello Spazio, per cui Kenichi Matsuzaki produsse dei primi schizzi concettuali.
Questi però furono rifiutati da Yasuhiko, che come mecha designer suggerì invece Kunio Okawara, con cui aveva già lavorato per Zambot e Daitarn e il cui stile trovava più adeguato e riconoscibile per un prodotto Sunrise.
In questa prima fase, la nuova serie si chiamava Freedom Fighter Gunboy, con la parola “Freedom” a ricorrere per i nomi dei mezzi.
Scartando il nome “Gundom”, che univa “gun” e “freedom”, fu Tomino a suggerire di usare la sincrasi “Gundam”, per dare l’idea di un robot dotato di un’arma talmente potente da contenere gli attacchi nemici così come una diga trattiene la forza dell’acqua.

Era dunque nato Mobile Suit Gundam, che da lì a poco, esattamente il 7 Aprile 1979, avrebbe debuttato sulle emittenti giapponesi.


La Nuova Era dell'Animazione

Purtroppo le aspettative dello staff e della produzione di Gundam non incontrarono l’entusiasmo sperato.
Proprio come Yamato anni prima alla sua iniziale trasmissione, gli indici d’ascolto erano drammaticamente bassi.
La causa era probabilmente da ritrovare in un target di riferimento non adeguato o in scelte di merchanding e promozione frettolose, sta di fatto che Gundam a Settembre si vide prima rimosso dai canali della Radio Aomori Broadcasting, e infine cancellato prematuramente nel Gennaio del seguente anno, costringendo gli autori a chiudere sbrigativamente la trama in soli 43 episodi dai 52 inizialmente preventivati.

Tuttavia, mentre Gundam seguiva il suo inevitabile fato, il sottobosco otaku giapponese aveva iniziato a prestare attenzione a questa strana, originalissima serie che non sembrava rientrare in nessun canone conosciuto, e reagì con molta forza alla notizia della sua cancellazione.
Riviste come OUT, Animec e Animage seguivano con interesse l’evolversi della serie, fornendo puntuali riassunti degli episodi, recensioni, interviste e condividendo materiali originali e schizzi preparatori, contribuendo a nutrire la passione e l’interesse dei fan giapponesi.
Paradossalmente, a causa della grande richiesta dei fan, Gundam viene replicato in TV subito dopo la sua conclusione.

Il successo dei nuovi ascolti è incredibile, ed in questa atmosfera di fermento si fa avanti la Bandai, azienda produttrice di giocattoli fondata nel 1950, che si offre come sponsor per la serie TV; visto che l’ambito dei giocattoli in metallo in cui era specializzata era coperto dalla Clover, per non entrarvi in concorrenza propose un nuovo prodotto dedicato a un pubblico giovane, ma anche appetibile per i ragazzi di maggiore età: nel Luglio del 1980 nascono i “Gundam Plastic Model”, i popolarissimi gunpla, che spingono il successo di Gundam alle stelle.

Ad Ottobre viene quindi formalmente annunciata la release di una trilogia cinematografica dedicata a Gundam.
La Sunrise organizza un evento inaugurativo il 22 Febbraio 1981 per celebrare l’uscita del primo film, previsto per il Marzo del seguente anno, dove parteciperanno staff e produzione.
A Shinjuku, davanti a un pubblico di 15.000 fans, viene proclamata la Nuova Era dell’Animazione, l’Era in cui sono i fans a fare la differenza.
Durante la programmazione dei lungometraggi cinematografici, che si concluderà nel Marzo del 1982, le repliche televisive continueranno registrando alti indici di gradimento: si parla di rating del 17,9% nell‘area del Kanto nel 1981 e del 25,7% nella sola area di Nagoya nel 1982.

E’ solo l’inizio di un fenomeno destinato a diventare di scala globale.


"Alzati, Gundam!"

Mentre riviste di modellismo e di animazione fermentano, nel Novembre del 1984 succede quello che i fans avevano subodorato da un bel pò: durante una conferenza stampa Tomino e alcuni membri dello staff ufficializzano il sequel Z Gundam, la cui trasmissione è prevista per il 2 Marzo 1985.

Questo primo passo segnerà la nascita dell’”Universo” gundamico, finora sviluppato negli ambiti della Guerra di Un Anno della serie TV originale, sciogliendo le redini a un fenomeno destinato ad esplodere nel 1993, con l’acquisizione della Sunrise da parte della Bandai.
La spregiudicatezza dell’azienda giapponese la porta a infrangere i muri dell’Universal Century sviluppatosi in quegli anni e del “realismo robotico” che avevano visto un declino dell’interesse del pubblico lanciando sul tavolo il progetto G Gundam, che a partire dal 1994 col pretesto di festeggiare il quindecennale di Gundam stravolge completamente quello a cui erano stati abituati appassionati e creativi fino a quel momento: un nuovo mondo, nuovi personaggi, concept irriverenti tratti dal filone sentai-- Si inizia a parlare di “Universo Espanso” e inaspettatamente, la Bandai ci vede giusto: la sua aggressiva strategia di mercato cattura il cuore dei fans, sempre più determinati a supportare la loro saga preferita ed esserne attivamente partecipi.
Contemporaneamente, col boom dell’animazione giapponese negli Stati Uniti anche la Sunrise inizia ad alzare il tiro, e in tempo di record mette su Gundam Wing, che dopo una produzione di solo 6 mesi debutta sulle TV giapponesi il 7 Aprile 1995; nel Luglio dello stesso anno appaiono sugli scaffali i gunpla nella prestigiosa scala Master Grade.

Il tempo passa e arriviamo ai festeggiamenti per il ventennale di Gundam, il cosidetto “Gundam BigBang Project”: è il 1997 quando arrivano al cinema i lungometraggi di Gundam Wing e Gundam 08th MS Team. Nel 1999 sarà il turno di una nuova serie TV diretta da Tomino dopo un lungo silenzio, Turn A Gundam, e di un lungometraggio co-prodotto con Stati Uniti e Canada con staff nippo-americano, G-Saviour.
Nel Marzo 2000 Gundam Wing sbarca negli Stati Uniti dove è accolto da uno straordinario successo di pubblico che fa da cassa da risonanza all’intero occidente: approda anche in Italia nel Settembre 2001, segnando il ritorno del franchising nel Bel Paese dopo una lunga assenza, mentre in Giappone nel 2002 esplode il fenomeno Gundam SEED.

Ma per i fatti davvero eclatanti bisognerà aspettare le celebrazioni del trentennale di Gundam; in questa occasione il sogno di molti fans diventerà realtà: una statua in scala 1/1 del “Demone Bianco” viene infatti eretta presso la baia di Tokyo, ad Odaiba.